Il suo nome latino – hircocervus – ne rappresenta la figura composita: metà hircus (caprone) e metà cervus (cervo). Un’immagine mitologica, che richiama la chimera e lo sforzo di andare oltre la realtà contingente. Fu Aristotele nel suo trattato “De interpretatione” a capire, per primo, la forza di questa simbologia. L’ircocervo spezzava il legame lineare che unisce le passioni con le cose, attraverso il linguaggio, per proiettare l’immaginazione dell’uomo oltre i confini della semplice osservazione. E’ la potenza del pensiero umano, capace di immaginare cose che non esistono in natura o che l’occhio non riesce ancora percepire.
Su una linea completamente diversa si muoverà in seguito Guglielmo di Ockham, teorico dell’empirismo. Vissuto nel 1300, il suo “rasoio” voleva far giustizia di qualsiasi astrazione, per non parlare del trascendente. Il che, per un monaco quale egli era, non era certo un buon viatico nel suo rapporto con la comunità ecclesiastica. Qui l’ircocervo divenne l’esempio in negativo di un metodo che doveva essere abbandonato. L’uomo non aveva bisogno di inseguire l’evanescenza della teoria. Le spiegazioni della realtà dovevano essere semplici ed immediate. Era il presente, concreto e tangibile, quello di cui occuparsi. Il resto poteva aspettare almeno fin quando non si fosse rivelato.
Fu Benedetto Croce a riscoprire quegli argomenti e ricondurli alla polemica politica. Il tema era quello del liberalsocialismo. L’occasione: il confronto con Guido Calogero, dapprima esponente di “Giustizia e libertà”, quindi socialista. Era quella la prospettiva giusta o non si doveva propendere per un “socialismo–liberale”?
Sostenere ancora la mitologia dell’ircocervo o invece abbandonare quella sponda – una “formula oscura”– per “restaurare e ammodernare il socialismo riformista”? Di questo, ancora oggi, si discute.
Ed ecco allora che dibattito filosofico e dibattito politico – l’intreccio tra presente e futuro – si aggrovigliano in una matassa tutta da districare.
Proprio nel momento in cui finisce un lungo ciclo storico – quello del trionfo del mercato senza regole – e si apre una nuova fase, densa di incognite e di interrogativi, in un equilibrio mondiale che è già mutato. E dove l’Occidente rischia di non avere più il ruolo degli anni passati. C’è, quindi, di che riflettere e meditare. |
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