Dedichiamo la parte centrale di questo numero agli anni 1992 – 1993. Un biennio tragico, insanguinato dal sacrificio di grandi servitori dello Stato: Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, fulminati con tutta la loro scorta, dagli attentati di mafia. Non è un amarcord. I veleni di allora inquinano, ancora oggi, il dibattito politico. Ritornano in alcune sentenze, che lasciano stupefatti. Sono evocati in ricordi allusivi. Danno luogo a indagini dalle oscure finalità effettive. Ci misuriamo con quei fatti non con supposizioni fantasiose, ma ricorrendo alla sola arma di cui disponiamo: la logica della politica.
Le ragioni della discesa in campo di Silvio Berlusconi e della sua vittoria sono talmente evidenti da non lasciare dubbi. Non vi fu alcun complotto, ma solo il desiderio di preservare la democrazia italiana, all’indomani del crollo del comunismo, e di colmare un vuoto che l’azione del complesso mediatico – giudiziario aveva creato, trasformando il sistema politico italiano in un’anatra zoppa. Dove sul terreno elettorale, era presente un unico competitor, erede di quella cultura che la storia aveva condannato. Quel tentativo fallì. Ma a quella sconfitta settori influenti della società italiana non si sono ancora rassegnati. E' bene, quindi, che a quei falsi teoremi vi sia una risposta adeguata. |
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