La sessione estiva del Parlamento italiano si chiude in una fase di grande turbolenza, determinata dalla sovrapposizione di piani diversi. In Europa si decide sulla Grecia e su come far fronte al problema dei debiti sovrani. I mercati finanziari guardano a quest’evento con una grande apprensione, che si è tradotta in brusche cadute della borsa e crescita degli spread sui titoli dei Paesi più esposti. Un fenomeno che non ha risparmiato nessuno. E’ stato facile gioco, per l’opposizione e il sistema mediatico, che gli fa da controcanto, tentare di attribuirne la responsabilità al Governo in carica. La tesi ricorrente, sconfinata anche in quotidiani da cui ci si sarebbe aspettato un giudizio più meditato, è stata: “i mercati bocciano la manovra”. Ipotesi che ha retto solo per qualche ora. L’indomani stesso la borsa italiana recuperava, seppure parzialmente, il terreno perduto. Aveva tuttavia una performance migliore di altri. Ma la notizia è stata trattata come se nulla fosse. Ci saremmo aspettati, invece, le stesse “lucide” considerazioni escatologiche.
La macchina giustizialista – secondo tema – è sempre al lavoro. Inchieste che si succedono, sparando nel mucchio sulla base di forzature dall’incerto fondamento giuridico. Frutto, molto volte, d’intercettazioni telefoniche, che non dovrebbero essere consentite, perché proibite dalla legge, ma che finiscono ugualmente e non casualmente sui giornali. Diverse, invece, le conseguenze.
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